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mutafavella
non più che un auspicio (data la mia solita logorrea)
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Il mio pesce rosa
virtuale si chiama
 




       


  

 
Una siringa sull'Intercity
6 giugno 2007
Non esitate a leggere cosa mi è capitato qualche tempo fa, su uno scalcagnatissimo treno Napoli-Roma



permalink | inviato da mutafavella il 6/6/2007 alle 10:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa
Omosessualità, medicina e legge del più forte. Due parole sull'appello alla natura.
24 maggio 2007

                 

Il semplicismo di larga parte del dibattito pubblico italiano ha alimentatato l'idea che sia autorevole e formalmente corretto l' appello alla natura: così, in gergo tecnico, si definisce l'argomento usato per bollare come antietici il riconoscimento delle unioni omoaffettive, la legittimazione della libertà di scelta delle persone sui modi e tempi del nascere e del morire, la promozione del progresso tecnologico nello spaesante scenario del post- umano.
In linea con questo argomento i limiti all'autodeterminazione dei singoli come del genere umano sarebbero rintracciabili nel libro, scritto a chiare lettere, della natura.
Si tratta innazitutto di una posizione infondata logicamente: non v'è insomma, con buona  pace degli atei devoti, altra ragione dalla pura fede nella bontà intrinseca della natura, capace di convincerci che la descrizione dei modi in cui la reltà è sia rilevante ai fini della prescrizione dei  modi in cui la realtà debba essere (fallacia naturalistica).
Ma neanche la fiducia nella bontà della natura basta a giustificare il ricorso a questo argomento: come mai, infatti, sulla scorta delll'accattivante slogan naturale è bello non si promuove il rifiuto della pratica medica, mossa dal fine esplicito di deviare, ad esempio, il normale decorso di un tumore? O non si giustifica il predominio del più forte, come vuole una tremenda ma inequivocabile legge di natura, e come coerentemente il darwinismo sociale dell'Ottocento teorizzava?
E  per quale strana ragione il principio non negoziabile del secondo natura non spinge gli stessi signori che un simile dettame declamano dall'alto dei pulpiti a rinnegare la scelta di essersi preclusi volontariamente la possibilità della procreazione?
Forse perchè anche chi predica questa legge senza poi attenervisi è in fondo convinto che la vocazione dell'uomo consista, piuttosto che nel subire il destino che la natura gli impone, nello scegliersi i modi che la libertà gli suggerisce.    



Puoi trovare commenti a questo post anche nel blog dell'amico noivaldesi: 
http://www.noivaldesiforum.ilcannocchiale.it




permalink | inviato da mutafavella il 24/5/2007 alle 18:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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